| 03 febbraio 2023, 10:23

Veronesi Protagonisti 2023: Federica Pellegrini

Federica Pellegrini, ex nuotatrice e membro CIO

Federica Pellegrini, ex nuotatrice e membro CIO

Sono passati circa 27 anni dalle sue prime, timide, bracciate in acqua. Aveva sei anni, Federica Pellegrini, quando mamma Cinzia la avviò al nuoto, e da allora non ha mai smesso. Per la “Divina”, come tutto il mondo, ormai, la conosce, l’acqua limpida e l’odore del cloro della piscina hanno sempre significato casa. Un po’ come Verona, dove Federica si è trasferita nel 2006, che di fatto l’ha “adottata”. Negli ultimi 19 anni la nuotatrice veneziana è riuscita a far sognare l’Italia sin da adolescente: prima alle Olimpiadi di Atene nel 2004, quando appena sedicenne riuscì a vincere i 200 metri in stile libero seminando atlete con ben più esperienza, poi con l’oro agli Europei del 2005 e, nel 2008, quando regalò all’Italia il primo oro femminile olimpico del nuoto con tanto di record del mondo. Tirando le somme (e i calcoli da fare, vista la quantità di medaglie, sono tanti), Federica Pellegrini ha scritto, senza dubbio, la storia di questo sport. A coronare la sua carriera, nel 2021, un altro record: l’ultima Olimpiade a Tokyo, la quinta. Un traguardo mai raggiunto da altre nuotatrici. Il suo costume, Federica l’ha però “appeso al chiodo” lo scorso 30 novembre 2021 ai Campionati italiani invernali, vincendo l’ultima medaglia d’oro nei 200 m stile libero e festeggiando con un tuffo in vasca insieme al presidente del CONI, Giovanni Malagò. Eppure da allora, nonostante l’addio alle gare, la “Divina” non è meno impegnata di prima, anzi. La “seconda fase” della sua vita, come la chiama lei, è iniziata nell’agosto 2021, con l’elezione a membro del CIO (Comitato Italiano Olimpico): una carica prestigiosa che le consente di cambiare prospettiva e di non chiudere definitivamente il capitolo “Olimpiadi”. Verona, in tutto questo trambusto, è un po’ la “stella polare” di Federica, che ci ha confessato di vedere il suo futuro proprio qui, nella città scaligera, che è diventata casa sua.

«Ripenso alla me stessa quattordicenne con tenerezza e affetto - racconta Pellegrini ricordando i primi anni di attività -, è un’età molto complessa e quando a 16 anni la mia vita è cambiata, dopo l’argento ad Atene, non è stato per niente facile reggere la pressione. Ho lavorato sui miei punti di forza, e cercato di migliorare le aree di debolezza: con il tempo ho trovato un equilibrio che in quei primi anni facevo davvero fatica ad avere. A Verona - prosegue - sono arrivata, dopo un periodo difficile, nel 2006. Qui ho costruito gran parte dei miei successi, ma soprattutto ho trovato il giusto equilibrio. 

Verona ha le dimensioni giuste che mi fanno stare bene, nelle grandi città mi sento un po’ persa. Nel 2017 ho avuto l’onore di ricevere le chiavi della città e ho preso la residenza, il mio futuro lo vedo qui anche perché è un gioiello che non smette di stupirmi con la sua bellezza. Oggi mi sento progressivamente sempre più a mio agio nel nuovo ruolo nella Commissione Atleti CIO. Spero di mettere la mia esperienza al servizio degli atleti e ottenere cose che migliorino la situazione. Sicuramente mi batterò per i diritti delle donne in ambito sportivo, ci sono ancora troppi aspetti che non vanno e non è accettabile. 

Accanto agli impegni istituzionali, per Federica Pellegrini prosegue l’esperienza televisiva di Italia’s Got Talent, programma nel quale si è oramai conquistata un posto di rilievo. «Un’esperienza fantastica che ho iniziato quando ancora nuotavo, quindi non era semplice conciliare le cose, quest’anno me la sono decisamente goduta di più. All’inizio ero preoccupata di andare in un terreno per me poco conosciuto, ma le novità mi attraggono e ho fatto bene a provare. Ho trovato un gruppo di lavoro davvero eccezionale e con il tempo sto acquisendo sempre maggiore padronanza, ormai sono a mio agio anche in un contesto come questo.

Nel 2022 è uscito su Amazon Prime Video “Underwater”, il docu-film su Federica Pellegrini e soprattutto sul periodo che ha preceduto le Olimpiadi di Tokyo. Un riassunto di due decenni di professionismo fatti di vasche e valigie, ma sempre sostenuti da solidi legami familiari, anche nei momenti di maggiore fatica. «È un progetto a cui tengo molto perché mi ha permesso di raccontarmi in maniera più personale, mi piaceva l’idea di andare oltre l’immagine che molti hanno di me. Rivederlo mi ha emozionato, gli autori hanno fatto uno splendido lavoro ed è sicuramente il modo migliore per capire chi sono» conclude.

Redazione Verona Network