Storie del territorio | 02 settembre 2023, 10:00

Troppa acqua, poca acqua

Troppa acqua, poca acqua

«Mai vista una cosa del genere!». Che siano un acquazzone, la siccità prolungata, chicchi di grandine grossi come pigne, o altri fenomeni meteorologici estremi, decine e decine di volte negli ultimi tempi abbiamo pronunciato o sentito questa frase. Il nostro Paese si trova ciclicamente a dover fare i conti con l’arrivo di troppa acqua in poco tempo, o ad avere a disposizione poca acqua per lunghi periodi di siccità. Una situazione con cui, ormai, bisogna fare i conti. 

L’onda lunga della siccità

L’estate 2023 – seppure con differenze nelle varie zone d’Italia – non ha dovuto affrontare gli stessi picchi di siccità del 2022. Le conseguenze però si fanno sentire. «L'andamento pluviometrico, che si sta registrando sull'Italia dopo una stagione straordinariamente siccitosa come lo scorso anno, sta comportando difficoltà nel rimpinguare le falde, poiché la violenza degli eventi atmosferici comporta scarso assorbimento da parte dei terreni» segnalava a inizio agosto Francesco Vincenzi, presidente di Anbi, l’Associazione Nazionale delle Bonifiche, delle Irrigazioni e dei miglioramenti fondiari.

La prevenzione

La crisi climatica in atto impone quindi a tutti gli enti che hanno responsabilità sul territorio di prepararsi alle emergenze e investire nelle opere che permettano di preservare le risorse. Continuava il presidente di Anbi: «Servono aree come laghetti, invasi o casse di espansione per trattenere le acque e rilasciarle progressivamente, favorendo l'infiltrazione nel suolo e preservando il territorio da eventuali ondate di piena».

Investimenti nel Veronese

Sul territorio scaligero un esempio è quello delle due vasche di laminazione realizzate negli scorsi anni nella zona di Custoza dal Consorzio di Bonifica Veronese, che si occupa di tutta la parte ovest e sud della provincia. Una spesa di 600mila euro che ha garantito l’esondazione in sicurezza del Tione dei Monti, un fiume a carattere torrentizio che con la bomba d’acqua della notte tra 19 e 20 luglio ha innalzato di molto la sua portata. Tutto è filato liscio, grazie anche al sistema automatizzato e controllato a distanza con sensori.

L’impianto di Coronini

Per prevenire e per risparmiare è necessario investire. È passato un anno abbondante dal taglio del nastro del nuovo impianto del Consorzio in località Coronini, alle pendici delle colline di Custoza. Si tratta di una rivoluzione per i campi fra Villafranca e Sommacampagna, con il passaggio dal sistema di distribuzione dell’acqua da scorrimento a pressione (quindi con tubature) per circa 500 ettari. Il risultato è un risparmio idrico di circa il 50 per cento, secondo il Consorzio. Anche qui gli investimenti, finanziati dal Ministero dell’Agricoltura, sono fondamentali: i 6,2 milioni di euro per l’impianto di Coronini – che sarà esteso e portato a regime – sono solo la prima parte di un progetto più complesso. Sono infatti previsti altri due impianti simili a Palazzolo di Sona per 8,2 milioni di euro e a Ca’ degli Oppi per 5,5 milioni.

Obiettivo: risparmiare acqua

Come tutte le rivoluzioni, anche questa ha bisogno di cambiamenti radicali. Le aziende agricole devono adeguarsi al nuovo sistema. «Dal punto di vista produttivo, per quanto riguarda frutteti, vigneti, ma anche cereali, si riesce a produrre meglio» dichiara Alex Vantini, presidente del Consorzio di Bonifica Veronese (nonché di Coldiretti Verona). «Si tratta di fare investimenti in azienda, ma questo va nella direzione obbligatoria di risparmiare acqua e aumentare la qualità delle produzioni».

Il direttore generale del Consorzio Luca Antonini spiega i vantaggi del sistema a pressione: «Con il sistema a scorrimento si hanno problemi di disomogeneità di irrigazione fra il punto di prelievo dell’acqua in testata dell’appezzamento e quella finale. Con il sistema a pressione, invece, sia che si utilizzino sistemi a microgetto o a goccia per le colture arboree, sia con sistemi ad aspersione per i seminativi, comunque si passa a un sistema di irrigazione molto più omogeneo».

La strada è segnata

Secondo il presidente Vantini l’obiettivo è continuare anche sulla strada dei bacini artificiali per raccogliere l’oro blu «perché oggi il Veneto è una delle regioni che riesce a trattenere la minor quantità di acqua che scende dal cielo. Dobbiamo trattenerla quando c’è, per poi distribuirla al mondo agricolo quando serve. Purtroppo i fenomeni del cambiamento climatico li vediamo giornalmente».

Alessandro Bonfante