Cultura e spettacoli | 03 gennaio 2024, 11:04

L’arte di “catàrsi”

L’arte di “catàrsi”

Il poetry slam è una competizione in cui i poeti performano i loro versi, venendo valutati da una giuria composta da cinque persone estratte a sorte tra il pubblico. Le regole sono tre: presentare solo poesie inedite, niente musica di accompagnamento e niente oggetti di scena. L’Italia è da tre anni campione mondiale, rispettivamente grazie agli slammer Giuliano Logos, Lorenzo Maragoni e Filippo Capobianco. A Verona la scena slam si è timidamente affermata da circa un anno, grazie al collettivo Catarsi Poetry, un gioco di parole che al meglio racchiude il cuore di questa realtà, ed è nato da Francesca Pasi, logopedista, e Cecilia Mariani, le due fondatrici.  Abbiamo incontrato Francesca e Caterina Minni, membro del collettivo e organizzatrice degli eventi, per farci raccontare meglio il loro mondo.

Il fenomeno del poetry slam è spopolato soltanto di recente, ma a livello regionale e nazionale è una realtà ormai affermata. Come mai, secondo voi?

Francesca: Parte tutto dai social, a mio avviso. Il passaparola che si genera tramite social network è ancora oggi l’arma più potente per veicolare in tempi così brevi realtà come questa.

Il bello di questi slam è che agli eventi si rivedono spesso gli stessi volti, come fosse una famiglia...

F: Lo slam dopo un po’ diventa una sorta di dipendenza. Più ne fai e più ti senti sicuro di te stesso. Essendo una realtà di nicchia si creano poi dei legami forti, e quando ci si trova a “slammare” in giro per l’Italia è sempre come rivedere un vecchio amico.

Sembra una realtà così “accogliente”: si sono mai verificati episodi di slealtà?

F: Una volta ho visto una giuria composta soltanto dai familiari di una persona partecipante in gara. Non è stato un comportamento onesto, ma è un caso isolato: nello slam non ci sono soldi in palio ed è un’atmosfera familiare, e questo aiuta a preservare un ambiente sano.

Nel Veronese ci sono tanti poeti “accreditati”?

F: I membri accreditati LIPS (Lega Italiana Poetry Slam, ndr) sono pochi. In generale, essendo una scena nata da poco tempo qui sul territorio, molti non sanno nemmeno cosa sia la poesia performativa, o magari la praticano altrove. L’idea dietro a Catarsi Poetry è costruire una piccola comunità di persone che magari già scrivono ma non si sentono pronte a esporsi in pubblico, quando in realtà quello della poesia performativa è un ambiente aperto a chiunque.

I poeti certificati sono pochi, ma gli eventi a Verona registrano sempre il pienone. Come mai, secondo voi?

F: Agli eventi che organizziamo a Verona è quasi sempre tutto sold out, è vero. Forse è grazie all’interattività dell’evento e perché la poesia è una forma d’arte nella quale tutti possiamo identificarci e trovare un pezzo di noi stessi nelle parole di qualcun altro crea senza dubbio un forte coinvolgimento.

Caterina: Tra l’altro noi siamo partiti legandoci ad altre realtà del territorio, che ci hanno aiutato a farci conoscere; questo ha sicuramente contribuito a “creare il giro”. La cosa che più ci ha fatto piacere, comunque, è stato vedere che le persone tornavano anche quando organizzavamo eventi solo come Catarsi, senza altri nomi accanto. Significa che abbiamo fatto breccia.

I prossimi eventi di Catarsi Poetry

12-13 gennaio: Gabanel Bike Hostel (Bussolengo) - slam e laboratori

Il vocabolario del poetry slam

Slammer: i partecipanti a una competizione

Sacrifice: il primo poeta a esibirsi durante una sessione, per rompere il ghiaccio

Suicidio poetico: un poeta che volontariamente autosabota la propria performance

Anti poetry slam: uno slam dove vince la poesia “più brutta”

 

Valentina Ceriani