Storie di persone - 21 marzo 2024, 16:36

Don Ambrogio testimonial di Papa Francesco

Don Ambrogio testimonial di Papa Francesco

“Life. La mia storia nella Storia” è il titolo del nuovo libro di Papa Francesco per scoprire l’uomo, con i suoi dubbi e le sue incertezze, dietro il Papa che sorride sempre (anche in copertina). Il libro è edito da HarperCollins, che ha scelto per presentarlo al pubblico, martedì 19 marzo, un testimonial d’eccezione: Don Ambrogio Mazzai. Veronese, 32 anni, è il sacerdote più influente dei social con quasi 80mila followers su Instagram e più di 370mila su TikTok. Sul suo profilo selfie allo specchio e con i gatti si alternano alla sua passione per la chitarra e la bicicletta assieme a immancabili momenti liturgici tra cui le recentissime foto con Papa Francesco.

Come è stato incontrare il Papa? Che persona è? 

È un uomo aperto e socievole con cui ho chiacchierato quasi un’ora con molto piacere. Abbiamo condiviso alcuni momenti della sua vita personale che ha raccontato anche nel suo libro: quando era ragazzo e lavorava come chimico, quando la sua titolare comunista l’ha fatto riflettere su alcuni valori, quando era incerto e non sapeva dove sbattere la testa perché pieno di dubbi. Insomma, le storie e gli aneddoti di una persona come tante, di un uomo come tutti noi dietro il Papa. In alcuni momenti mi è sembrato di chiacchierare con mio nonno. 

Viste le recenti vicende relative alla salute del Santo Padre, come lo ha trovato? È in ripresa?

Prima dell’incontro mi avevano detto di avere pazienza e che forse la nostra non sarebbe stata una vera e propria chiacchierata ma piuttosto una visita rapida per fare il punto sul libro visto il recente stato altalenante della sua salute. Invece, con sorpresa, ho trovato un Papa in forma, sicuramente in ripresa: un po’ stanco ma propenso al dialogo e alla condivisione. Abbiamo scherzato e ci siamo confrontati sul libro oltre ad aver condiviso un bel momento di preghiera. 

Come si sente a essere stato scelto per essere il promotore della biografia del Papa alle nuove generazioni, al pubblico dei social? 

Sono molto contento di essere stato scelto e con piacere porto il racconto del suo libro alle persone. Tutti abbiamo delle domande di fede a un certo punto nella vita, alcuni cercano di soffocarle altri provano a dare una risposta: io attraverso i social cerco di scuotere, risvegliare questi interrogativi, provoco. Ed è un po’ quello che fa ‘Life’ raccontando la storia di un uomo, quella che nessuno conosce, che si incontra a un certo punto con la grande Storia, quella con la S maiuscola che rimane nei libri. Pagine profonde che propongono tanti spunti di riflessione, di fede e personale.

A chi consiglia la lettura di questo libro?

A chi critica Papa Francesco perché forse non l’ha capito e si è fermato un po’ troppo su alcuni titoli di giornale o alcune idee preconcette. Lo consiglio a chi è curioso e a coloro che vogliono approfondire le proprie posizioni, che sono pronti a mettersi in dubbio o che vogliono imparare a farlo. Queste pagine sono un ponte che parte dalla sua infanzia e arriva fino ai giorni nostri; tante le strade intraprese, lastricate di dubbi e di crisi perché anche lui ha vacillato. 

Qual è la parte più bella e quella meno piacevole del suo lavoro da sacerdote?

La più bella (partiamo dalle cose piacevoli) è sicuramente entrare in relazione profonda con il cuore delle persone e scavare fino a toccare con mano l’essenziale della vita di ciascuno. È un po’ come fare lo psicologo ma molto più affondo perché noi sacerdoti andiamo oltre le ansie e le paure, cerchiamo il sapore dell’eternità. Mi riempie di soddisfazione poter prendere le persone per mano e accompagnarle, mi colma di affetto e speranza. La parte meno bella sono le tante cose da fare, una quotidianità serrata e frenetica con tante responsabilità. Anche la parte burocratica con le scartoffie non aiuta; credo che su questo aspetto ci sia ancora tanto la lavorare: sarebbe bello avere più tempo per la comunità anziché compilare moduli e documenti. E poi, ogni tanto, anche io sento il bisogno di starmene da solo e riposare un po’ (sorride). 

Erika Funari

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