Storie di persone | 09 luglio 2024, 16:51

E vissero per sempre in A1 e contente

E vissero per sempre in A1 e contente

Una squadra di basket femminile, nata in una piccola frazione di una città della provincia di Verona, accede alla massima Serie della LBF (Lega Basket Femminile, ndr). Facile definirlo “miracolo sportivo”. Eppure, quello che è successo lo scorso 29 maggio sul parquet della palestra di Alpo Basket ’99 ha tutto un altro sapore: quello di una vera e propria impresa - più che di un miracolo - conquistata anno dopo anno, partita dopo partita, tra gioie e dolori, come si conviene ad ogni bella storia di sport che si rispetti. Questa promozione potremmo definirla come il culmine di una favola, la cui prima pagina è stata scritta 25 anni fa, e che ci è stata raccontata da due dei protagonisti: il presidente Renzo Soave e il coach Nicola Soave. Il cognome “condiviso” non è un caso: Renzo e Nicola, infatti, sono padre e figlio e non sono stati solo testimoni della nascita della società, ma ne sono stati i fautori.

«Tutto è nato dal contesto dell’oratorio di Alpo, dove si organizzavano tornei estivi di pallavolo, basket e calcetto. Le squadre erano miste inizialmente. Poi l’attività è stata portata avanti a livello provinciale con i Circoli NOI, finchè è arrivata l'idea di iscrivere la squadra femminile al Campionato di Promozione. Alla fine, serviva anche un presidente…ed eccolo qua!» ci racconta Renzo ridendo.

L’approdo sul parquet, come squadra, segna anche la prima esperienza in panchina di un giovanissimo Nicola Soave in qualità di allenatore. Ruolo che, salvo poche stagioni trascorse lontano da Alpo, ricopre da sempre: «Quando è nata Alpo Basket avevo circa 23 anni. Prima di allora ero sempre stato, prevalentemente, calciatore - ci ha confessato -. Poi il basket mi è entrato dentro, anche grazie a un professore di scuola, Luca Faccioli, che era il preparatore atletico della vecchia Glaxo (ora Scaligera Basket, ndr). Dopodiché ho capito che mi piaceva allenare e da lì ho iniziato tutta la trafila di corsi da allenatore».

A fianco di Nicola, da sempre, uno staff che è diventato, pian piano, come una famiglia allargata, capace di supportarsi (e sopportarsi) sia nei momenti belli che in quelli più deludenti: «Nella società ci sono amici di una vita e persone che sono arrivate da noi proprio 25 anni fa e non se ne sono più andate» spiega Nicola. A fargli eco è anche Renzo: «Abbiamo creato veramente una forza unica: ci siamo sempre dati una mano in tutto e per tutto e dove non arriva uno, arriva l'altro. Certo, c’è anche chi se n’è andato dalla società, ma il rapporto di amicizia è rimasto» spiega Renzo.

Dal 1999 ad oggi sono diverse le tappe che hanno portato le ragazze dell’Alpo Basket dove si trovano ora, tra momenti da incorniciare (vedi quello di quest’anno) e drammi sportivi che hanno portato la squadra sull’orlo del baratro psicologico: «Al di là della promozione in Serie A1, un momento che porto nel cuore è quando siamo stati promossi in Serie A2 nel 2014 e, pochi mesi dopo, è nata mia figlia Viola - continua Nicola -. Purtroppo, però, le stagioni 2017/18, 2018/19 e 2021/22 sono stati gli anni delle famose tre finali perse. Lì mi sono posto delle domande del tipo “vinceremo mai?” Ero piuttosto abbattuto. Dopo qualche giorno, però, il fuoco dentro si è riacceso, perché alla fine, in questi anni, la passione è sempre rimasta la stessa. E quest’anno ci siamo ripresi tutto, anche con gli interessi».

Così quel cerchio che si era aperto 25 anni fa, si è chiuso proprio lo scorso 29 maggio, al suono della sirena della finale PlayOff tra Alpo Basket e W.APU Delser Crich Udine terminata 69-61. Un momento di cui né Nicola, né Renzo sono riusciti a raccontarci con lucidità: troppe le emozioni, troppe le lacrime. «Ho avuto un momento di blackout, di annebbiamento. Nessuno riusciva a capire cos’era successo. Quelle emozioni bisogna provarle» ci dice Renzo, seguito da Nicola: «Quest’anno mi sono sempre sentito sereno, perché vedevo la squadra tranquilla. Non ti nego che prima del match di quel giorno, parlando con il mio vice, Paolo Saviano, ci siamo detti “oggi o la va o la spacca”. Quando è finita la partita non ti so dire cosa ho pensato, ma parlarne adesso mi fa venire ancora i brividi».

Ora la sfida è quella del nuovo campionato, quello dove giocano le “grandi” con budget decisamente più importanti di quelli dell’A2. Il primo passo, quello per diventare “S.r.l.” è già stato fatto e presto anche il palazzetto di Villafranca sarà rinnovato per poter ospitare la squadra. «Sarà un campionato diverso, quindi è normale affrontarlo con un po’ di timore - conclude Nicola -. Noi daremo il meglio che possiamo, sapendo che l’anno successivo l’Alpo Basket ci sarà ancora. Vogliamo dare l’esempio alle 130 bambine delle giovanili e fargli vedere che un anno si vince e quello successivo si può faticare e non raggiungere l’obiettivo sperato, ma nonostante tutto la squadra rimane. Sarà una nuova avventura per noi e per tutte le nostre ragazze».

Guarda l'intervista al capitano, Martina Rosignoli

Giorgia Preti