Storie di persone | 10 dicembre 2021, 12:00

Raffaele Ferraro, un appassionato di basket “tipo”

Raffaele Ferraro, un appassionato di basket “tipo”

Una pagina Facebook da 400mila follower, altri 240mila su Instagram e 75mila su Twitter. “La Giornata Tipo” però, a parte i numeri, nasce dalla grande passione di Raffaele Ferraro per la pallacanestro. Bolognese, da sei anni vive a Verona e, dopo un’esperienza come responsabile marketing e social nella Scaligera Basket, oggi lavora come consulente della comunicazione per aziende e realtà sportive. Qualche tempo fa è stato ospite negli studi di Tele Radio Adige.

Da dove nasce la sua grande passione per la pallacanestro?

Gioco da quando avevo 5 anni. Penso che l’approccio più bello allo sport sia praticarlo, ormai sono 35 anni che sto nelle palestre. Ora, a 40, continuo a giocare nelle categorie che ironicamente chiamo “ignobili”.

La Giornata Tipo è «un continuo spot sul basket», come è arrivato a fondarla?

La pagina Facebook nasce nel 2012. All’epoca era il primo vero social network popolare, se ne parlava uscendo alla sera con gli amici. Non mi interessava farmi gli affari degli altri, per cui volevo dare un senso alla mia iscrizione a Facebook. “La giornata tipo” era il format con cui raccontavo con ironia le giornate dei vari giocatori, prendendoli in giro dalla mattina alla sera.

Negli anni è nato anche un blog e avete toccato vari temi, ma l’ironia è ancora alla base.

Volevo parlare della mia più grande passione e scegliere l’ironia come chiave, perché il basket è prima di tutto un gioco: giocare suscita divertimento, gioia, ti fa stare bene.

Come può crescere il movimento cestistico a Verona?

Tutto parte dalla base. A Verona si gioca poco a pallacanestro in relazione al bacino della provincia: nelle serie minori, rispetto ad altre città venete, Verona fa brutta figura. Servono più società a partire dal minibasket. Un altro punto sono gli impianti: ci sono poche palestre, e poche sono belle. Quando lavoravo alla Scaligera ho avuto a che fare con istituzioni dove la cultura è prettamente calcistica, è un po’ fastidioso. Anch’io seguo il calcio, ma ci sono anche altri sport.

Quindi è più importante un campetto in periferia, rispetto al traino di una società professionistica?

La società pro deve far crescere la base di tifosi e l’interesse. La Scaligera lo fa da tanti anni. Però è più facile che un giovane si appassioni al basket facendo due tiri al campetto, piuttosto che andando al palazzetto a vedere la prima squadra senza saperne nulla.

Da Bologna, sei anni fa, si è trasferito in provincia di Verona. Qual è stato l’impatto con la città?

Sono super innamorato di Bologna, me ne sono accorto quando l’ho lasciata. Verona è una città molto elegante. Le prime volte che uscivo con la mia fidanzata, che ora è mia moglie, mi ha impressionato la pulizia, le non-scritte sui muri, le non-bottiglie abbandonate. Questi sono gli aspetti negativi di Bologna, figli del fatto che è una città molto aperta, con 90mila studenti universitari. Verona invece mi è sembrata un salotto, e crescendo con l’età lo apprezzi.

Insomma, Verona l’ha accolta bene.

Mi piace moltissimo anche la provincia, i colli, il lago. E poi andare alle sagre e la cucina. Bologna è la regina della pasta fresca, ma amo la cucina veronese e la pearà. A Verona, nonostante sia molto  turistica, puoi mangiare e bere spendendo poco. Tanti miei amici almeno una volta all’anno fanno un weekend a Verona, perché offre tante cose al giusto prezzo. Mi piace e sto bene.

 

Guarda l'intervista a Raffaele Ferraro a Radio Adige TV

 

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