Cultura e spettacoli - 13 febbraio 2024, 15:25

Un bacio che fa storia

Un bacio che fa storia

Parigi, anni ‘50. In città la vita scorre frenetica, ma non per loro: due giovani ragazzi all’improvviso si fermano tra la folla per scambiarsi un tenero bacio. Una scena quotidiana, che probabilmente accadde anche ad altri, ma senza una macchina fotografica pronta a rendere eterno quel momento.

Le Baiser de l’Hôtel de Ville è probabilmente il bacio più famoso della fotografia d’autore ed è tra le opere esposte al Palazzo della Gran Guardia di Verona, fino al 14 febbraio 2024, nella grande mostra dedicata a Robert Doisneau, celebre fotografo francese considerato uno dei padri fondatori della fotografia umanista e del fotogiornalismo di strada. Una mostra che, come precisa il curatore Gabriel Bauret, non è né una retrospettiva né un'esposizione, ma il frutto di una scelta ben precisa: mettere in evidenza e far conoscere l’uomo dietro le fotografie. 135 le immagini esposte, tutte in bianco e nero e provenienti dalla collezione dell’Atelier Robert Doisneau a Montrouge, nell’immediata periferia sud di Parigi; risalgono a un arco di tempo limitato ma assai fecondo, dagli anni ‘30 alla fine degli anni ‘50 del ‘900. 

Sono gli anni dell’occupazione e successivamente della Liberazione di Parigi, del Dopoguerra, del mondo del lavoro che riprende i suoi spazi, senza tralasciare i momenti di felicità.

La vocazione di Doisneau era proprio quella di catturare momenti di felicità. Lo ha fatto fotografando la vita quotidiana degli uomini e delle donne che popolano Parigi e le sue periferie, carichi di emozione nei gesti e nelle situazioni che vivono. «In nessun altro luogo avrei goduto del privilegio di incontrare tanti individui diversi come in quel parco giochi in cui giocavo al fotografo ambulante - scrive lui stesso -. [...] Non avrei mai potuto avere così tante occasioni di sgranare gli occhi se fossi stato caporeparto o controllore di pesi e misure».

I soggetti fotografati da Robert Doisneau sono spesso complici delle sue intenzioni; in particolare i bambini che popolano e animano le strade di periferia e i terreni inutilizzati. Anche il celebre scatto del bacio - ci si perdonerà l’interruzione momentanea della magia - non fu frutto del caso: Doisneau stava realizzando un servizio per la rivista americana Life e chiese a due giovani di posare per lui. «Quello che cercavo di mostrare - racconta - era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere».

Ecco che allora, facendoci riavvolgere dalla tenerezza di quel bacio, tornano alla mente certi versi del poeta Jacques Prévert, intimo amico di Doisneau, con il quale era solito fare lunghe passeggiate per Parigi. Prévert influenzò notevolmente il percorso artistico del fotografo e la sua visione, tanto che a Doisneau capitava spesso di scattare le sue foto pensando a come avrebbe reagito il poeta nel vederle. “I ragazzi che si amano si baciano in piedi” scriveva Prévert, e noi li immaginiamo esattamente come i due giovani davanti all’Hôtel de Ville. «I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno - prosegue il poeta -. Essi sono altrove molto più lontano della notte/ Molto più in alto del giorno/ Nell'abbagliante splendore del loro primo amore». Due sguardi che si sovrappongono alla perfezione, regalandoci una cartolina indimenticabile della sfacciataggine dei primi amori.

Camilla Faccini

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