Pillole di mamma | 23 novembre 2023, 12:41

Quanto pesa il carico mentale delle mamme

Quanto pesa il carico mentale delle mamme

Novembre, fra un dolcetto e uno scherzetto, è arrivato e passato. I primi mesi di acrobazie fra pre e post-scuola che arrancano, mense che non partono, un figlio che inizia alle 8.05, l'altro alle 7.45 e via dicendo, si stanno affievolendo. Mai come in questi giorni le prime nebbie di campagna e le maglie sporche di sangue finto che non verranno mai via, ci regalano quel conforto della routine di cui tutti avevamo bisogno.

Ma siamo sicuri che il carico mentale di ogni mamma, (dal diz. "colei che può l’impossibile”) sia diminuito? Purtroppo, non è così. Mesi fa ho letto un libro dal titolo "Bastava chiedere" - la frase che ogni donna è stufa di sentirsi dire soprattutto da mariti e compagni - dove Emma, l’autrice francese, attraverso una serie di vignette, racconta il carico mentale delle mamme. Ogni disegno richiama alla responsabilità che ha la donna su tutto ciò che riguarda la gestione della casa, i figli, i familiari, nonostante il più delle volte anche lei lavori. "Il suo cervello ha un file sempre aperto che consulta di continuo, infinite volte al giorno. Nulla può sfuggirle, perché nessuno a parte lei è chiamata a occuparsene”. Un esempio pratico? Quando iniziate a sistemare qualcosa in cucina, poi andate a prendere la scopa in un’altra stanza e vi accorgete dei vestiti da piegare o della polvere sui termosifoni che vi perseguita e allora andate di nuovo in cucina a prendere uno straccio e del detersivo, ma ecco che la lavastoviglie non è partita e che dentro c’è il porta merenda preferito di vostra figlia. Dopo un piccolo allarme vi rendete conto che, per fortuna, è domenica e che quindi non ne avrà bisogno…ma domani è lunedì e avete la vista medica della piccola e dovete prendervi un permesso al lavoro e confermare sul registro elettronico l’assenza e, visto che ci siamo, segnare di comprare insalata e prosciutto, tanto se poi tornate tardi dite a vostro marito di preparare la cena…ma all’inizio cosa stavate facendo?

Ogni famiglia è un mondo a sé, ma anche nelle più emancipate, dove l’uomo è parte integrante della squadra, lo squilibrio del carico mentale ricade un pochino di più sulla donna. Spesso quelle che lavorano sopportano il carico mentale domestico con più “facilità” perché psicologicamente questo legittima la loro ambizione, la carriera. C’è una sorta di meccanismo di espiazione sbagliato: se la mia casa funziona e i miei figli sono contenti allora nessuno potrà mettere in discussione il mio lavoro "fuori casa”. Tuttavia, credo che il problema non sia solo un fatto culturale, di anni di storia patriarcale alle spalle, del “abbiamo sempre fatto così” ma sia anche sociale e cioè che lo Stato, le Istituzioni dovrebbero con leggi e mezzi appropriati spezzare gli automatismi che si innescano e garantire un cambiamento: creare una nuova architettura contemporanea della famiglia, consapevoli di tutti i benefici che se ne trarrebbero. Mi fa sorridere e al tempo stesso mi sconforta un aneddoto curioso: Marie Curie, nonostante due premi Nobel prestigiosissimi e i suoi primati come scienziata, proprio per non far pesare la sua passione per la scienza, non volle mai rinunciare a fare i lavori domestici come risarcimento per la vita non convenzionale che aveva scelto di condurre. Siamo alle fine dell’800, ma i pensieri, non per tutte ma per molte, restano ad oggi sempre gli stessi.

Sara Avesani